Il Territorio

Paesi Limitrofi

Dec 13 2016

CAMPOROSSO: paese di “terra e mare”. Da un lato infatti affaccia per un brevissimo tratto sul mare – appena 300 mt – con una spiaggia che dal 2001 ha il riconoscimento di bandiera blu, che ne certifica qualità dei servizi e pulizia delle acque. Dal versante opposto, invece, è la prima località della Val Nervia, che prosegue lungo il torrente omonimo. Proprio alla foce del torrente Nervia, Camporosso vanta un’oasi naturalistica in cui si possono osservare oltre 160 specie botaniche e che costituisce l’habitat per oltre 140 uccelli marini. Oltre agli aspetti naturalistici, Camporosso, il cui nome deriva dagli oleandri rossi che crescono presso il Nervia, merita una visita per diversi aspetti architettonici e artistici: la parrocchiale di San Marco del XV secolo con dei bei polittici del Cinquecento, l’Oratorio del Suffragio di epoca barocca e la chiesa romanica di S. Pietro dell’ XI secolo, appena fuori dal nucleo abitato. Merita anche una visita la biblioteca comunale che conserva importanti valori antichi. L’evento più gustoso è a settembre, quando si tiene la sagra dei barbagiuai: ottimi ravioli fritti ripieni di zucca, pecorino ed erbe aromatiche.

DOLCEACQUA: “paese impressionista”. E’ un romantico dipinto di pietra, con le accurate rovine del Castello dei Doria svettanti sulla dolce collina, le alte case in pietra che discendono concentriche sul fianco, digradando delicatamente nella luce vibrante della larga ansa del Nervia. Monet, che venne da queste parti nel 1883 insieme a Renoir ne fu incantato e nel 1884 volle farvi ritorno: la bellezza di Dolceacqua aveva infine trovato chi fosse capace di rappresentarla. Ora come allora, Monet rimase incantato dallo stupendo ponte in pietra, che dipinse per ben tre volte e che così descrisse: “… il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza …”. Entrare dentro questo magnifico quadro animato, tra i più romantici dell’Entroterra, non fa che aumentare la suggestione: è bello infatti perdersi tra le infinite svolte degli stretti vicoli di pietra che in alto lasciano intravedere fessure di cielo, è rilassante passeggiare sotto i voltoni e curiosare tra le tante piccole botteghe artigiane o sorseggiare nella piazza principale un calice dell’ottimo e rinomato Rossese di Dolceacqua. Merita certamente una visita il castello, fondato nell’XI secolo e costantemente rimaneggiato fino al XVI, quando divenne quella magnifica residenza fortificata di cui ancora oggi si osservano gli importanti resti. Ma meritano una visita anche la Chiesa di San Giorgio, con il bel campanile romanico e la chiesa di Sant’Antonio Abate, che conserva il bel polittico di Ludovico Brea denominato “Santa Devota”, del 1515.

Pigna

 

PIGNA: Racchiude delicati segreti, Pigna, come vuole il suo nome. “Borgo dell’arte” si potrebbe infatti anche chiamare. Tra questi, anzitutto, le opere del Canavesio, pittore della seconda metà del Quattrocento, che molto operò su quella terra di confine a cavallo tra il Piemonte, la Francia e la Liguria, contemporaneamente artefice e “prodotto” di quel dialogo interculturale che prosegue incessante oltre i secoli e i limiti geografici. Del Canavesio si conservano a Pigna un bel polittico nella chiesa di San Michele, che merita una visita anche per lo splendido rosone del 1450 (con i 12 apostoli sulle vetrate) e il campanile in pietra che svetta con i suoi 55 mt. Se tutto il centro storico di Pigna è un concentrato di storia e arte, con le antiche strade che scendono a gironi attraverso ripidi vicoli e con la bellissima loggia del XV secolo, appena fuori dal paese la chiesa di San Bernardo, un tempo rifugio per i viandanti, suscita altre emozioni con il grande ciclo d’affreschi sempre del Canavesio. E’ qui che si può ammirare appieno la capacità del pittore di coniugare e divulgare il gusto fiammingo per il dettaglio e il senso dei volumi derivati dalle opere di Piero della Francesca e il suo legame con artisti francesi coevi. Appena fuori dal borgo, in un territorio magnifico in cui la mezza costa trapassa in montagna e gli ulivi lasciano il posto ai boschi, si trovano anche le Terme di Pigna con la loro fonte sulfurea. Posta ai piedi dei monti Toraggio (1973 m) e Pietravecchia (2040 m), Pigna offre anche ai visitatori possibilità di bellissime escursioni e una ottima tradizione culinaria, tra cui spiccano il grano pestato e le cotiche di agnello.

Ventimiglia

 

VENTIMIGLIA: lo “scrigno segreto” del Ponente Ligure, custode discreta e gelosa di bellezza e rarità. Prezioso e imperdibile è il Giardino Botanico degli Hanbury, la bella villa che affaccia sul mare, fontane e gazebi tra la penombra degli alberi, piante e fiori esotici che da fine ottocento si sono acclimatati grazie alla cura di capaci botanici e al clima dolcissimo di quest’ultima propaggine di Riviera. Poco distanti, le spiagge rinomate della Mortola, di Latte e dei Balzi Rossi, quest’ultima con l’adiacente Museo della Preistoria e delle Grotte che racchiudono da millenni sepolture paleolitiche e resti di elefante. Nella città alta si trova l’antico borgo, sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, e che sorprende con la grazia lineare della Cattedrale dell’Assunta e del Battistero, entrambi del XIII secolo, a cui fa eco dal capo opposto la Chiesa romanica di S. Michele, con la cripta in marmi pregiati. Di tutt’altro colore ma di uguale bellezza è invece l’oratorio della confraternita dei Neri, in cui prevale il gusto barocco per il virtuosismo e l’artificio, in un contrasto continuo di marmi bianchi e neri, a partire dal magnifico altare intarsiato di fronte al quale giace un Cristo morto ligneo, “macchina della meraviglia” del 1700 che, perfettamente snodabile, viene tutt’ora utilizzato nelle processioni. Di seicentesca bellezza è anche il Convento delle Canoniche Lateranensi, con il trompe-l’oeil della scalinata e uguale stupore suscita la consistenza dei volumi antichi della Biblioteca Aprosiana, fondata nel XVII secolo. Altra occasione di meraviglia sono i palazzi liberty nella zona bassa della città, dove il Roja incontra il mare e dove prodotti, culture e linguaggi si incontrano e si scambiano, in un mercato di frontiera che ha il suo apice caotico e vitale nella giornata di venerdì.

Vallebona

 

VALLEBONA: “Paese dolcissimo”. Dolce di clima, come dice il suo nome, posta su un colle soleggiato nell’entroterra di Bordighera. “Bona” si racconta, anche per il terreno, che consente grande varietà di coltivazioni. Oltre all’ulivo, in questa zona onnipresente, vi fiorisce la mimosa e crescono gli agrumi, tanto che la valle circostante è detta, appunto, degli agrumi. L’arancio amaro era d’altronde una coltivazione molto importante per queste zone, tanto che a maggio e giugno la campagna era pervasa dai suoi profumi: le distillerie ne ricavano l’olio essenziale per la cosmesi e l’acqua veniva usata come bevanda per preparazioni dolciarie. I dolci, d’altra parte, sono una specialità locale, dalle bugie bagnate con l’acqua d’arancio appunto oppure i brutti e buoni, d’influenza piemontese. Oltre all’ottimo Rossese e all’olio extravergine, Vallebona merita una visita per il suo bel borgo, che ha mantenuto le sue case in pietra e gli stretti vicoli e che si anima durante belle manifestazioni come “Api in festa” (nelle quali i tradizionali mezzi di locomozione sono addobbati con i fiori della zona) e l’interessante biennale d’arte, giunta alla sua terza edizione. In paese merita una visita anche la parrocchiale di S. Lorenzo, del XV secolo, con il bel campanile in pietra del XIII secolo e il portale del XIV secolo.